Chi Siamo

Siamo desiderosi di sviluppare la “conoscenza alimentare individuale”.  Perché?

Perché esiste l’informazione, l’educazione, la valorizzazione.

INFORMARE il pubblico.

Contrariamente alle aspettative, il lavoro degli innumerevoli mezzi d’informazione non ha determinato una maggiore comprensione dei problemi relativi all’argomento “giusta o cattiva alimentazione”. Quello che sta prevalendo è la più totale confusione da parte della collettività e le scoperte nuove di zecca tendono a capovolgere tutti i progressi precedenti. Allora ecco cosa fare: partiamo dal principio che è possibile comunicare in modo efficace informazioni in materia alimentare e vestiamoci come professionisti della comunicazione, capaci di identificare domande chiave per garantire risposte più specifiche attraverso un legame da sempre esistito e che sempre esisterà: medico – paziente.

 

EDUCARE ad uno stile di vita consapevolmente sano.

Lo stile di vita è il comportamento abituale della persona che, insieme a genetica e ambiente, condiziona il suo benessere psico-fisico. Quindi essere ben informati sui principi che regolano uno stile di vita giusto è essenziale come primo passo verso la prevenzione.

Compito dell’educatore è proprio quello di informare circa i principi corretti da seguire, compatibilmente con le caratteristiche individuali.

 

VALORIZZARE il sapere delle tradizioni alimentari.

Prendiamo in considerazione un contesto più ampio: la globalizzazione alimentare. Quest’ultima ha fatto sì che i sistemi alimentari subissero un processo di industrializzazione; così facendo i regimi sempre più distanti dalle nostre tradizioni hanno favorito una diffusione epidemica delle cosiddette malattie del benessere (diabete, ipertensione, disturbi digestivi, tumori).

Eppure è proprio in Campania che è stata svelata la Dieta Mediterranea: un modello ispirato alle tradizioni più “povere”, con benefici che trovano riscontro in numerosi studi scientifici internazionali. È in quest’ottica che bisogna prefiggersi di migliorare la conoscenza sul rapporto esistente tra salute e alimentazione, tra cultura e cibo, tra patologia ed eventuali soluzioni.

 

LA DIETA MEDITERRANEA

Nella Mezzaluna Fertile (Levante, Egitto e Mesopotamia) ottomila anni fa nacque l’agricoltura. In quei luoghi, grazie alla presenza di grandi fiumi come il Tigri, l’Eufrate ed il Nilo, il terreno era particolarmente fertile. Questo cambiò l’uomo: si fermò in un posto, togliendosi dalla sua condizione di nomade.

Dalle zattere sbarcarono nelle regioni italiane le prime sementi e i primi riproduttori animali: così cominciarono a diffondersi legumi, cereali, ovini, caprini e bovini. È tutta qui la sostanziale differenza tra Dieta Mediterranea e Dieta Continentale: la prima basata sul consumo di pane, pasta, cereali, verdure, frutta, olio; la seconda sul consumo di carne, burro, strutto e birra.

È stata la povertà a determinare significativamente lo svilupparsi di uno stile di vita regolato dalle leggi della natura e ciò sollecitò le popolazioni ad utilizzare i prodotti della terra e le verdure del raccolto per la propria alimentazione.

Oggi il modello della dieta mediterranea è stato dichiarato, su sfondo internazionale, come il “più consigliato” per una migliore qualità della vita. E perché?

Perché è basata su alimenti semplici, con una distribuzione ottimale di macronutrienti (carboidrati, grassi, proteine) e di micronutrienti (vitamine e sali minerali).

 

LA PIZZA ALL’INTERNO DELLA DIETA MEDITERRANEA

 Un piatto esemplificativo della dieta mediterranea è la pizza.

Esistono varie tesi che riportano alla nascita della pizza. C’è chi sostiene che gli azzimi cotti da Mosè durante la fuga dall’Egitto non fossero altro che delle pizzette oppure chi li fa risalire alle antiche civiltà egiziane dove era usanza celebrare il compleanno del faraone consumando una schiacciata fatta di acqua e farina.

Le più concrete tracce della pizza arrivano però dopo la scoperta dell’America, quando verso la fine del 500 viene importato dal Perù il pomodoro, che dopo iniziali diffidenze fece il suo ingresso nella cucina tipica italiana.

Dovremmo aspettare così fino a oltre la metà del 1800 per trovare la prima pizza “pomodoro e mozzarella”. Dopo che, i pizzaioli napoletani avevano diffuso svariate qualità di pizza tra la popolazione, si ha la sua approvazione ufficiale nel 1889, in occasione della visita a Napoli degli allora sovrani d’Italia Re Umberto I e la Regina Margherita.

 

Questa è più o meno la sua storia, ma non possiamo soffermarci a questa, seppur importante.

 

 

NASCE PIZZA & SALUTE …


 La nostra salute dipende perlopiù dai cibi che ingeriamo e visto che la pizza è un pasto che almeno un italiano su tre non rinuncerebbe mai e poi mai, diviene importante l’informazione circa tuto quello che è preferibile acquistare o meno, a seconda delle proprie condizioni fisiche.

 Ci sono numerosi fattori da cui ne dipendono uno stretto legame con la salute: la qualità delle materie prime (se non la loro eccellenza), le modalità di lievitazione e maturazione dell’impasto, la sua gestione, la modalità di cottura. Infatti l’insieme di questi elementi, nel loro complesso, concorrono a determinare non sono la gradevolezza al gusto, ma anche la digeribilità e le proprietà nutrizionali della pizza stessa.

“In base a quali criteri si può scegliere un tipo di pizza invece che un altro tenuto conto del proprio corpo, delle proprie patologie, delle proprie condizioni psico-fisiche?”

 “Come si sceglie uno o più fra gli svariati ingredienti della cucina italiana per far sì che un pasto completo, come quello della pizza, non intacchi negativamente sul proprio organismo?”

È proprio sulla base di questi accorgimenti che si rende fondamentale la giusta informazione: fare da tramite fra lo specialista ed il consumatore finale.