Pizza e Psicologia

Alimentazione e psiche, pizza e psiche

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Maddalena Bisogno

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L’idea che tra la personalità e il cibo esista uno stretto legame non è nuova, anzi ne parlava già Sigmund Freud: l’uomo si distingue dal regno animale a causa del modo in cui, col tempo, ha perfezionato la sua capacità di comunicare emozioni e desideri, attraverso linguaggi sempre più complessi.

Lo “strumento” utile a questa peculiarità è il primo dei sette orifizi del tubo digerente, la bocca. Essa, unite al resto delle sue funzioni fisiologiche, rappresenta il punto d’incontro energetico.

Freud, nel descrivere lo sviluppo del bambino nei primi 18 mesi di vita, rende protagonista in psicologia la fase orale, perché il piacere dell’infante si localizza proprio nella bocca. Infatti la prima relazione tra il bambino e la madre è di tipo nutritivo.

Insomma è la bocca ad essere riconosciuta come la porta della mente e delle emozioni.

È emersa e si è sempre più confermata, dunque , la stretta interconnessione tra cibo e mente: il primo può influenzare l’altra e viceversa. Il sistema nervoso, infatti, necessita di Nutrienti e Antiossidanti e gli elementi come Proteine, Sali Minerali, Vitamine, Zuccheri, mediano la costituzione di certe strutture cerebrali.

L’alimentazione sbilanciata non produce soltanto spossatezza fisica e diminuzione delle prestazione cognitive, ma anche conseguenze negative sulle emozioni come nervosismo, apatia, suscettibilità.

Il sistema nervoso per funzionare utilizza in particolare il glucosio: si trova negli Zuccheri da cui si ottengono energia funzionale. I neurotrasmettitori, grazie al glucosio, effettuano il passaggio degli

impulsi nervosi tra i vari neuroni favorendone benessere, tranquillità.

Molti gli studi, attraverso l’alimentazione, per riuscire a comprendere la psicologia individuale o anche la personalità di un soggetto.

Come quella fatta sul cioccolato: il rimedio migliore quando ci si sente giù di corda. E perché? Il piacere goloso che procura, si traduce con l’aumento del tasso di beta-endorfine nel sangue. Provoca così un aumento della secrezione della serotonina, dalle proprietà calmanti.

E studi fatti sulla pizza? L’idea di Freud sulla correlazione tra cibo e psicologia è stata ultimamente ripresa dal Dottor Alan Hirsch, studioso di Chicago, che ha applicato proprio sulla pizza ricollegandola alle diverse personalità.  Alla sperimentazione hanno partecipato più di 500 persone che dopo aver detto quali erano le loro pizze preferite, si sono sottoposti ad un test psicologico. L’esperto ha usato, al fine della sua ricerca, il test di Rorschach, quello delle macchie (solitamente su un foglio) a cui viene chiesta un’interpretazione. E in questo caso le macchie di Rorschach comparivano proprio sulle pizze.

Le conclusioni sono state molteplici: chi ordina la pizza con le melanzane è affascinante ed egocentrico; chi ama la pizza ai formaggi si presenta con una grande empatia e non a caso è compatibile con tutti gli altri tipi di pizza; chi sceglie la pizza carbonara sa gestire bene il denaro, ama argomentare, spesso può essere cinico; chi desidera la pizza al salame è estroverso, ma rischia anche di annoiarsi facilmente. Chi ordina la margherita ama aiutare il prossimo.

Insomma ha fatto bene il romagnolo Cristiano Cavina (scrittore e pizzaiolo) a pubblicare il libro “La pizza per autodidatti” grazie al quale ha potuto affermare <<La pizza che amiamo rivela chi siamo>> .

Sarà vero ciò che dice Cavina?

Secondo lui il fissato della margherita è inconsciamente fissato anche all’impasto, agli ingredienti, fa più confronti ed è quello che maggiormente vuol verificare se viene fatta a regola d’arte.

Il cliente meno intellettuale invece carica con gli ingredienti, talvolta un po’ troppo.

L’amante della marinara ha già raggiunto un certo karma interiore ed è in pace con sè stesso e col partner (che regge tutto quell’aglio!)

Per non parlare della differenza tra uomo e donna in pizzeria.

« L’uomo fa un’ordinazione per addizione. Ordina una pizza e poi aggiunge: “Mi fai una capricciosa e anche…”.

La donna invece ordina per sottrazione, sceglie e poi toglie ingredienti, anche per stare in pace con sè stessa. Ricorderò sempre l’ordinazione di una radicchio e pancetta senza pancetta».

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